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Le singolari pretese delle associazioni ferro-amatoriali siciliane sui treni storici

Le singolari pretese delle associazioni ferro-amatoriali siciliane sui treni storici
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MESSINA – Un nuovo episodio che testimonia quanto sia singolare la nostra Sicilia si è manifestato il 05/07/2022, quando alcune associazioni di ferro-amatori hanno protestato, con una nota indirizzata addirittura al presidente della Regione Siciliana, per il mancato finanziamento dei treni storici in Sicilia nel 2022.

Per tranquillizzare quanti ci sostengono, facciamo rilevare che chi scrive non è fra i firmatari. La precisazione è d’obbligo, dal momento che fra i firmatari della nota sopra citata compare un’omonima associazione messinese che, a differenza nostra, si occupa di attività hobbistiche e ludiche.

Riguardo a tutti i firmatari, facciamo fatica a ricordare una qualche attività utile alla Sicilia ed ai siciliani promossa da costoro.

Va altresì precisato che chi scrive opera in maniera del tutto indipendente, non avendo stipulato accordi di nessun tipo con Società ferroviarie, Fondazioni o enti similari e non svolgiamo in nessun modo attività di intermediazione per la compravendita di servizi di viaggio e/o emissione biglietti.

Tornando alla nota, sorprende leggervi che la decisione della Regione Siciliana appaia “incomprensibile” ai firmatari, che a sostegno della loro protesta hanno avanzato argomentazioni che lasciano a dir poco perplessi.

E’ infatti arcinoto che le casse regionali non navighino in buone acque, così come dovrebbe essere a conoscenza dei membri di queste associazioni, dato che hanno tanto a cuore la mobilità ferroviaria, l’esiguità delle somme destinate dalla Regione Siciliana all’intero settore.

Non ci risulta, peraltro, che i rari treni storici che negli ultimi anni hanno percorso la Sicilia abbiano avuto il merito, addirittura, di “destagionalizzare i flussi turistici”. Cosa che nell’isola, di fatto, non è mai avvenuta, come testimonia il misero 10° posto per presenze turistiche tra le regioni italiane. Ci vuol ben altro, evidentemente, per consolidare un turismo che gli amministratori di regioni molto meno omaggiate dalla natura sono riusciti ad estendere alla maggior parte dell’anno.

Magari un sistema di trasporti pubblici veloci, frequenti e sostenibili: quelli su ferro, per l’appunto. Che in Sicilia rimangono ancorati ad un contratto con Trenitalia dotato di una copertura finanziaria pari ad un quarto delle somme previste dalla Regione Lombardia ed un terzo di quelle previste dalla Regione Toscana, solo per citare due regioni di dimensioni similari che, guarda caso, occupano i primi posti nella classifica di cui sopra per presenze turistiche.

Che poi, a proposito di dati, magari fossimo a conoscenza di quelli relativi ai vari treni storici (turistici?) che solcano il Bel Paese, isole comprese! Purtroppo, questi dati sono sconosciuti ai più, per una consolidata abitudine di chi gestisce, da sempre, questo tipo di “servizi”: non renderli noti. Confidiamo comunque che i relatori della nota, da sempre attivi nel settore dei “treni storici” abbiano qualche informazione al proposito, ma di certo non l’hanno rilevata in questa occasione. Se si tratta di numeri così incoraggianti, perché non farlo?

In effetti, con il modo di gestire le ferrovie ex-dismesse, o almeno quelle pochissime in esercizio, non possono essere numeri da capogiro. Sappiamo benissimo che molte linee sono frequentate, al massimo, da una o due coppie di treni la settimana. E che, pertanto, il numero di viaggiatori che detti treni potrebbero trasportare sarebbe comunque molto limitato, e di sicuro non in grado di “destagionalizzare i flussi turistici”.

Per altri versi, se questi numeri fossero veramente consistenti, non si capirebbe la necessità di fondi pubblici per coprire le spese di tali servizi a carico del gestore privato: basterebbe, a tale scopo, la vendita dei biglietti che, peraltro, per un servizio così ricercato e particolare, dovrebbero avere un costo ben superiore a quello di un viaggio su un treno ordinario. A meno che, come spesso avviene, non si voglia accollare al pubblico la scarsa capacità gestionale dell’organizzatore privato di questi convogli.

Stentiamo a credere, inoltre, che si possa definire il servizio dei treni storici “il fiore all’occhiello della nostra Regione”. Grazie al cielo, la Sicilia ha ben altro su cui contare, per adornare il proprio occhiello e fornire ai turisti servizi ed attrazioni degne delle migliori località turistiche mondiali. Le quali non ci risulta abbiano contato sulle locomotive a vapore e sulle carrozze Centoporte per consolidare i loro flussi turistici.

Casomai, hanno incrementato i servizi ordinari per rendere più accessibili i territori, come è successo in Val Venosta. Dove una linea dismessa in quanto “ramo secco” dalle Ferrovie dello Stato a fine del secolo scorso, è stata riattivata all’inizio degli anni duemila ed oggi conta stabilmente 3 milioni di passeggeri annui, di cui 1 milione turisti. Le corse programmate sono diverse decine al giorno (non all’anno).

Ma avviene così in tutta Europa, a voler ben guardare. Soltanto in Italia si assiste ad un inspiegabile monopolio, che peraltro ha la pretesa di disporre di un patrimonio infrastrutturale immenso da utilizzare, magari, solo in occasione della sagra del Cioccolato: quello delle ferrovie sospese o dismesse catalogate da una Legge, la 128 del 2017 priva di copertura finanziaria e di regolamento di attuazione che, di fatto, ne ha bloccato qualsiasi utilizzo.

In Germania, tanto per fare un altro esempio, hanno deciso di riattivarne (sul serio) ben 3000 km, con un programma già in atto: si tratta della stessa nazione dove da qualche settimana è in vigore l’abbonamento mensile di 9 € su tutti i mezzi pubblici, treni compresi. Con un successo già visibile in tutte le grandi arterie stradali dove, improvvisamente, è drasticamente calato il traffico automobilistico.

Posti del mondo in cui si fa sul serio nel campo della mobilità, e non ci si avvale dell’associazionismo amico per destinare danaro pubblico ad un servizio di mobilità a dir poco saltuario ed occasionale, con la pretesa di definirlo turistico.

Associazionismo amico che, peraltro, non ci risulta da quando esistiamo che si sia realmente speso, citiamo dalla nota, “per la salvaguardia delle linee ferroviarie secondarie, minacciate da sospensioni improvvise e talvolta definitive”. O almeno, non se ne sono accorti gli scriventi, lasciati soli a difendere la stazione FS di Taormina-Giardini cosi come la ferrovia Alcantara-Randazzo dall’isolamento a seguito dei lavori di raddoppio della linea costiera Messina-Catania. Addirittura dagli stessi venivamo attaccati quando sollecitavamo un maggiore controllo sui rotabili d’epoca che subivano atti vandalici.

Soggetti che non abbiamo visto neanche nelle manifestazioni per sollecitare la riattivazione della ferrovia tra Caltagirone e Gela o tra Alcamo e Trapani (via Milo), chiuse rispettivamente da 11 e 8 anni. Sulle problematiche dei servizi nazionali peggio ci sentiamo: al massimo, abbiamo assistito al consueto spettacoli di qualcuno che ha tentato di prendersi i meriti dei nostri successi.

Ultima, amara riflessione: ne esce veramente male l’associazionismo dei ferro-amatori siciliani dal triste spettacolo dei propri rappresentanti a pietire, col cappello in mano, risorse pubbliche per un servizio dalla utilità pubblica più che dubbia.

In un periodo in cui le poche risorse disponibili andrebbero invece destinate al trasporto pubblico di tutti i giorni: quello che interessa centinaia di migliaia di pendolari e cittadini siciliani che, ogni giorno, vorrebbero usufruire del mezzo pubblico su ferro, e che magari non possono farlo per la scarsità di collegamenti. Il cui incremento, come dimostrano gli esempi a cui abbiamo accennato, gioverebbe anche al turismo infinitamente di più di qualche locomotiva a vapore e di qualche vecchio vagone.

Associazione Ferrovie Siciliane
Sicilia in Progress

In anteprima due carrozze tipo 1957 e 1959 con altri rotabili d’epoca
Porto Empedocle, 19 aprile 2015 | Foto, Fernando Miccichè

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