Metropolitana di Catania, le nuove fermate Giovanni XXIII e Stesicoro

CATANIA – Dopo una lunghissima attesa, il 20/12/2016 la Ferrovia Circumetnea (FCE) ha aperto al pubblico le due nuove fermate di Giovanni XXIII e Stesicoro della metropolitana di Catania. Questo evento, al di là del numero di fermate e delle dimensioni della tratta che le collega alla linea già in esercizio, ha un’importanza fondamentale per il sistema di trasporti della città etnea, per almeno due motivi.

Innanzitutto perchè, finalmente, dopo più di 17 anni di lavori, si registra un nuovo passo avanti verso il completamento della metropolitana catanese che, lo ricordo, nella sua configurazione finale prevede una linea destinata a collegare l’aeroporto di Fontanarossa con Paternò percorrendo ben 30 km attraverso la città e il suo hinterland. Non si tratta di un aspetto secondario, se si considerano le complesse vicissitudini che questa breve tratta ha conosciuto nel corso della sua costruzione.

Nel merito, l’apertura all’esercizio della nuova tratta è importantissima, perché l’ubicazione delle nuove fermate consente alla linea metropolitana di raggiungere il cuore pulsante del centro storico catanese. Ciò comporta un enorme aumento dell’attrattività della linea rispetto alla cittadinanza, consentendo alla metropolitana di esprimere in maniera significativa le sue potenzialità trasportistiche.

La linea in esercizio è lunga 3,8 km con sei fermate, e viene percorsa in 9 minuti. Dal punto di vista tecnico,  essendo una metropolitana “tradizionale”, è in grado di fornire un servizio adeguato anche con l’attuale composizione dei convogli, che rimane a due vetture come prima dell’apertura della nuova tratta. I convogli, seppur già con qualche anno di servizio si presentano ancora in un buono stato di efficienza e sono capaci, anche in questa configurazione, di contenere 442 viaggiatori. L’attuale frequenza di 10 minuti comporta quindi una capacità della linea di 2652 posti/ora per senso di marcia. Non è poco, se si considera la lunghezza della linea, che rimane comunque limitata..

Rimane chiusa, per il momento, la tratta Galatea – Porto, che prima del 20/12 scorso costituiva la parte terminale della linea, a binario unico e prevalentemente in superficie. In futuro, dovrebbe essere riaperta, limitatamente alla fermata capolinea (Porto, per l’appunto). Tuttavia, è opportuno riflettere, in termini di efficienza dell’esercizio su questa possibilità: l’apertura di questa singola stazione comporterebbe, necessariamente, una riduzione della frequenza proprio sulla tratta più importante della linea, ovvero quella nuova, Galatea-Stesicoro.

Le nuove fermate si presentano sostanzialmente molto diverse rispetto a quelle esistenti; d’altronde, va ricordato che negli ultimi due decenni, nel campo dell’impatto psicovisivo degli ambienti sotterranei, si sono fatti passi da gigante. La novità principale è la luminosità: le pareti, colorate con tonalità chiare, riflettono le molte luci presenti e tranquillizzano l’utente, che non ha nemmeno per un attimo la sensazione di trovarsi a decine di metri di profondità. Le banchine, inoltre, appaiono ampie e spaziose.

A Stesicoro, in particolare, attualmente ne funziona solo una (quella di sinistra, nel senso Borgo – Stesicoro), dove il personale della FCE in turno sulle automotrici Fimera M.88 effettua il “cambio banco”. I treni vi si avvicendano sfruttando gli scambi che collegano i due binari a poche decine di metri dalla fermata, in direzione Borgo. Le uscite della fermata sono tre: le prime due, dotate di scale fisse e mobili sono situate alle estremità opposte delle banchine; la terza, centrale è quella dotata di ascensori. Le scale delle due uscite di estremità, dopo aver superato un notevole dislivello, conducono a due mezzanini separati, a quota appena inferiore a quella della sede viaria. Qui si trovano i tornelli e si diramano le due uscite ai marciapiedi opposti di corso Sicilia: in tal modo, i mezzanini svolgono anche la funzione di sottopassi aperti al pubblico, oltremodo utili in una strada molto trafficata. In superficie, ci si ritrova a pochi passi dall’omonima piazza, nel cuore della città, dove perviene, in senso perpendicolare a corso Sicilia, la strada più centrale e spettacolare di Catania: via Etnea.

Anche per quanto riguarda la fermata Giovanni XXIII si è colpiti, già in banchina, dalla gradevolezza degli ambienti. Strutturalmente, la fermata presenta una diversa sistemazione delle discenderie rispetto a Stesicoro, anche per la quota meno profonda del piano del ferro rispetto alla superficie. Le due uscite dotate di scale fisse e mobili non sono ubicate proprio alle estremità di banchina, ma in posizione più centrale; fra le due, il vano che dà accesso agli ascensori. Dalle prime rampe di scale si perviene al mezzanino che, in questo caso, è unico, ma molto più spazioso di quelli di Stesicoro. D’altronde, in esso convergono tutte le uscite dalle banchine, ed i flussi si prevedono sicuramente elevati, trovandoci in prossimità della stazione FS di Catania Centrale. Superata la lunga barriera dei tornelli, rimane ancora chiusa un’ampia porzione di mezzanino, che porterà presto al centro della piazza, con scale fisse e mobili già installate.

L’uscita aperta al pubblico è, momentaneamente, situata sulla sinistra nel senso di uscita: dopo un breve tunnel, ubicato sotto viale Africa, si perviene a due scale fisse che immettono nel marciapiede lato mare del viale, poco distante l’edicola. Appena fuori, dall’altra parte della strada si può osservare la struttura metallica, di colore bianco, che andrà a coprire le scale in uscita sulla piazza, già viste prima dal mezzanino, e che darà certamente un aspetto più moderno e gradevole alla piazza. Da qui è piuttosto semplice raggiungere la stazione ferroviaria, seguendo il marciapiede, anche se bisogna passare nel bel mezzo di un parcheggio; ma è chiaro che un sottopasso pedonale che attraversi la piazza renderebbe molto più comodo e funzionale il collegamento fra le due strutture.

Peccato che non ci abbiano pensato in fase progettuale, rendendo necessario un nuovo ed invasivo intervento. Ma siamo in Italia, un paese dove non si dà mai l’attenzione necessaria all’intermodalità. Prova ne sia che la fermata stessa prende il nome semplicemente dalla piazza, mentre in casi similari viene adottata una denominazione tipo “stazione centrale”, che ricorderebbe la presenza dell’importante nodo ferroviario nelle immediate vicinanze.

Un’ultima riflessione: i treni appaiono molto affollati, diversamente a quanto avveniva prima dell’apertura di questa nuova tratta, quando viaggiavano spesso semivuoti. Certo, va ricordato che la nostra “ricognizione” è avvenuta durante le feste di fine anno, ma, alla luce della frequentazione registratasi nell’ultimo mese, c’è motivo di pensare che questa condizione di gradimento da parte dell’utenza catanese permarrà anche in futuro. Ciò è facilmente prevedibile, sia perché le nuove fermate sono centralissime, sia perché presto verrà aperta all’esercizio la tratta Borgo – Nesima, alla quale si sta alacremente lavorando, lunga 3,1 km, in prolungamento della linea all’estremità opposta. Essa presenta ben quattro nuove fermate (Milo, Cibali, San Nullo e Nesima) ubicate in aree residenziali e nei pressi di importanti poli attrattivi, come la cittadella universitaria.

Roberto Di Maria

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